Storia di Caccavone: l’antico borgo di Poggio Sannita

Poggio Sannita fu Caccavone

Caccavone: la storia, la leggenda e il cambio di nome del borgo sannita
Nel cuore dell’Alto Molise, arroccato su una collina che domina la valle del fiume Trigno, sorge il comune di Poggio Sannita. Fino al 1922, tuttavia, questo antico borgo era conosciuto in tutta Italia con un nome decisamente più singolare e radicato nella tradizione pastorale: Caccavone. La transizione da Caccavone a Poggio Sannita racchiude una storia millenaria fatta di invasioni barbariche, nobili casati, poeti satirici e una profonda metamorfosi d’identità.
Le Radici Storiche del Territorio: Dai Caraceni a Borgo Fortificato
La storia di Caccavone non inizia con la documentazione medievale, ma affonda in un’epoca preromana caratterizzata dalla presenza dei Sanniti Caraceni. Queste popolazioni, dedite alla pastorizia e alla difesa del territorio, occupavano le alture che circondano l’attuale centro abitato, facendo riferimento a centri religiosi e politici di rilievo come “Bovianus Vetus” o “Caracenum“, identificabili con l’odierna Pietrabbondante.
Il ritrovamento di reperti in lingua osca e di manufatti bellici, come una spada risalente al II secolo a.C., conferma che l’area fosse un punto nevralgico durante le guerre romano-sannite, servendo da avamposto strategico e rifugio per le tribù italiche.
L’effettivo nucleo urbano di Caccavone si consolidò tuttavia in epoca alto-medievale, sotto la spinta delle incursioni saracene che, tra l’860 e il 900 d.C., flagellarono i centri di Isernia e Venafro. In questo clima di insicurezza, gli abitanti della borgata Casale si spostarono sulla rupe denominata “Borgo Castello“, dando vita a un insediamento fortificato protetto da imponenti pareti rocciose naturali e mura artificiali. Nel 953, il borgo fu concesso ai principi longobardi Landolfo e Pandolfo, segnando l’inizio di una lunga stagione feudale che avrebbe visto alternarsi diverse casate, dai De Petra ai Giga.
L’origine del toponimo “Caccavone” affonda le sue radici nella lingua latina e nelle prime attività economiche del territorio. Il termine deriva direttamente da caccabus, parola latina (a sua volta mutuata dal greco) che indica il caccavo: un grande calderone di rame battuto a mano, utilizzato storicamente dai pastori per la cagliata del latte e la produzione del formaggio, ma anche dai famosi artigiani calderari della zona.
Accanto all’etimologia filologica, la memoria storica del paese è legata a una suggestiva leggenda popolare risalente all’alto Medioevo:
    • L’anno 860 d.C.: In questo periodo, le incursioni dei Saraceni e di altre popolazioni barbare minacciavano costantemente l’entroterra appenninico.
    • Il tesoro nei calderoni: Secondo i racconti tramandati di generazione in generazione, gli abitanti delle antiche contrade, messi in fuga dall’imminente arrivo degli invasori diretti verso il Trigno, decisero di proteggere i propri beni più preziosi e le provviste.
    • Il nascondiglio: Stiparono ogni cosa all’interno dei grandi caccavi di rame e li sotterrarono nei punti più impervi della collina. Quando l’emergenza passò, il luogo del ritrovamento e della rifondazione del nucleo abitativo prese simbolicamente il nome di quei grandi recipienti salvifici.

953 d.C. Principi Longobardi Concessione del feudo da Landolfo e Pandolfo a Count Radoisio
1160 d.C. Raul De Petra Menzionato nel Catalogus Baronum come feudatario normanno
1269 d.C. Paolo de Giga Investitura da parte di Carlo I d’Anjou
1291 d.C. Rolando Gisulfo Unificazione dei castelli di Caccavone e Agnone


Il periodo feudale e i Marchesi de Petra
Durante l’epoca normanna e sveva, il feudo iniziò a strutturarsi attorno a un nucleo fortificato. La storia politica di Caccavone rimase legata per secoli alle sorti del Regno di Napoli e al susseguirsi di importanti famiglie della nobiltà feudale:
    1. La dominazione angioina: A partire dal 1269, il territorio venne frazionato e assegnato a diversi signori, tra cui Paolo Giga, Stefano di Agnone e la potente famiglia Di Capua.
    2. L’ascesa dei de Petra: Il legame più duraturo e significativo fu quello con la famiglia de Petra (o di Pietra), di origine normanna. Ottenuto il controllo del feudo, i membri del casato ricevettero formalmente il titolo di Marchesi di Caccavone.

 

Sotto l’influenza dei de Petra, il borgo visse una fioritura culturale. La figura più illustre legata a questo titolo fu Raffaele Petra (1798–1873). Colto letterato e saggista, divenne celebre nei salotti culturali dell’Ottocento soprattutto come fine poeta satirico in dialetto napoletano, firmando le sue opere proprio come il “Marchese di Caccavone”. Il palazzo ducale (oggi Palazzo Petra), con il suo imponente portale in pietra e le sue sale affrescate, rimane ancora oggi la testimonianza architettonica più importante di quell’epoca d’oro.

La svolta del 1922: l’addio a Caccavone
Con l’avvento del XX secolo e l’Unificazione d’Italia, l’atteggiamento della popolazione locale verso l’antico nome iniziò a mutare. All’interno della comunità, e in particolare tra la classe dirigente dell’epoca, si diffuse l’opinione che il termine “Caccavone” fosse percepito all’esterno come cacofonico, quasi grottesco, e non rendesse giustizia al decoro, alla storia e all’eleganza del paese.
Venne così avviato un iter amministrativo per richiedere il cambio di denominazione. La scelta del nuovo nome non fu casuale, ma mirava a nobilitare le origini del territorio:
    • Poggio: Per descrivere la conformazione geografica del borgo, situato su un’altura panoramica a circa 700 metri sopra il livello del mare.
    • Sannita: Per rivendicare con orgoglio l’appartenenza storica alla fiera terra dei Sanniti, l’antico popolo italico che aveva osato sfidare la potenza di Roma.

 

L’istanza venne ufficialmente accolta dal governo nazionale: il 15 gennaio 1922, tramite il Regio Decreto n. 80 firmato dal Re Vittorio Emanuele III, il comune abbandonò definitivamente il nome medievale per assumere quello attuale di Poggio Sannita.

L’eredità storica oggi
Nonostante il cambio di nome sia avvenuto oltre un secolo fa, l’anima di Caccavone non è mai scomparsa. Sopravvive nell’orgoglio degli abitanti (spesso chiamati ancora affettuosamente “caccavonesi” nelle rievocazioni storiche), nelle tradizioni artigianali legate alla lavorazione dei metalli e nella maestosità di Palazzo Petra. Caccavone rimane l’esempio perfetto di come un piccolo borgo molisano sia riuscito a custodire il proprio passato pastorale e feudale, proiettandosi al contempo verso la modernità.

Famiglia Falcione

Il ramo genealogico di **Rocco Gaetano Falcione** a **Caccavone** (l’odierna Poggio Sannita) rappresenta uno dei ceppi storici più significativi della famiglia, con una discendenza documentata che si estende dalla fine del XVII secolo fino ad oggi.

1670 – Rocco Gaetano Falcione**: Nato intorno al 1670.

 

1700 – Antonio Falcione**: Figlio di Rocco Gaetano, nacque nel **1700**. La sua famiglia è citata come presente nei registri del Catasto Onciario.

Sposò  **Paolina Moavro** (nata nel 1700 figlia di Lonardo Moavro). Ebbero 5 figli : Rosario Falcione (n. 1726), Domenica Falcione (n. 1727), Vincenzo Falcione (n. 1731), Giuseppe Nicolo Falcione(n. 1736), Rosa Falcione (1744–1814).

 

1736 – Giuseppe Nicolo Falcione figlio di Antonio e nato nel 1736 a Caccavone e mori nel 1803.

 

1774 – Paolantonio Falcione: Figlio di Giuseppe Nicolo ed Erminia Simiele, nacque nel 1774 e morì il 2 maggio 1830. Fu sposato con Maria Diamanta Palomba.

 

1802 – Giuseppe Falcione: Figlio di Paolantonio e Maria Diamanta Palomba, nacque intorno al 1802 e morì nel 1873. Sposò nel 1819 Rosa Policella (nata nel 1799).

 

1829 – Nicola Maria Falcione: Figlio di Giuseppe e Rosa Policella, nacque il 13 luglio 1829. Nel 1870 era residente a Caccavone nel Rione Comicella. Sposò Anna Saveria De Filippo.

 

1870 – Lucantonio Falcione: Figlio di Nicola Maria e Anna Saveria, nacque a Caccavone il 3 marzo 1870. La sua nascita è registrata presso la casa comunale di Caccavone alle ore 17:00 del 6 marzo. L’8 aprile 1894 sposò Rosa Mancini. Lucantonio morì a Poggio Sannita il 5 dicembre 1953 all’età di 83 anni.

 

1900 – Pasquale Vincenzo Falcione: Figlio di Lucantonio e Rosa Mancini, nacque il 1° dicembre 1900 e mori nel 1989, partecipo’ alla prima guerra mondiale ed ebbe l’onorificenza di Cavaliere di Vittorio Veneto .Dalla prima moglie Maria Cappussi ebbe un figlio Armando Falcione che partito militare in Albania e Grecia, fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’affondamento della nave Sinfra, mori a 21 anni in campo di concentramento (Croce al Merito di Guerra).Pasquale Vincenzo morta la prima moglie nel 1923 sposò  Filomena Palomba dalla quale ebbe 7 figli Maria,Gemma, Angelo,Domenico,Antonio,Lucia,Mario.

 

1932 – Angelo Falcione figlio di Pasquale Vincenzo e Filomena Palomba nacque il 10 settembre 1932 e mori nel 1992.

 

**dati tratti dal Catasto Onciario di Caccavone del 1742 (presso Archivio di Stato di Napoli)

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