Da ricerche effettuate sui Regesti dell’Archivio di Montecassino link :
1507 Notaio Pietro di Falcione CORFINIO – PENTIMA – Roccacasale – Aquila.
Il documento proviene dai Regesti dell’Archivio di Montecassino, Vol. IV (Fondo di S. Spirito del Morrone, sec. XVI), curati da Tommaso Leccisotti (Roma, 1968), pubblicati dal Ministero dell’Interno come Pubblicazioni degli Archivi di Stato, LX. Si tratta dell’inventario regestale della Badia Celestina di S. Spirito del Morrone di Sulmona — trasferito a Montecassino nel 1807 dopo i decreti napoleonici di soppressione.
Il regesto attesta: Pietro di Falcione, notaio, operante nell’area Corfinio (Pentima) – Roccacasale – L’Aquila, anno 1507.
Contesto diplomatico dell’atto
Il volume IV dei Regesti di Montecassino copre la Capsula VIII-XII del Fondo Celestino, periodo XVI secolo. Gli atti sono rogati prevalentemente da notai locali al servizio dei monasteri celestini e dei grandi proprietari terrieri della Valle Peligna. Le difficoltà di datazione sono frequenti a causa dei vari computi cronologici seguiti e delle distrazioni dei notai stessi. ( cultura)
1507 – Notaio Pietro di Falcione | CORFINIO – PENTIMA – Roccacasale – Aquila
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- Pentima e Corfinio: Si tratta dello stesso comune. L’antico sito romano di Corfinium (capitale della Lega Italica nel 91 a.C.) assunse nel Medioevo il nome di Pentima, toponimo mantenuto ufficialmente fino al 1928, anno in cui la città riprese il nome originario. Nel 1507, Pentima era un centro nevralgico per il commercio e la transumanza.
- Roccacasale: Comune limitrofo abbarbicato sulle pendici del Monte Morrone, strategicamente posizionato per il controllo delle vie di comunicazione che collegavano la Valle Peligna alla Valle del Tirino e all’Aquilano.
- L’Aquila: La menzione della città capoluogo suggerisce la pertinenza giuridico-amministrativa dell’atto o, più probabilmente, il fatto che il notaio operasse sotto la giurisdizione della città regia, o vi risiedesse stabilmente pur avendo forti interessi e procure nella Valle Peligna.
- Istruzione e Censo: Per diventare notaio, un membro della famiglia Falcione doveva aver compiuto studi approfonditi di diritto e latino, spesso frequentando rinomate università (come l’Università di Napoli, Perugia o Bologna). Questo richiedeva una base economica familiare estremamente solida.
- Fede Pubblica: Il notaio riceveva l’investitura dall’autorità regia o imperiale. Godeva della “fede pubblica”, ovvero il potere di rendere legalmente validi e incontestabili gli atti contrattuali, i testamenti, i matrimoni e le compravendite tra privati, nobili ed enti ecclesiastici.
- Il prestigio della Famiglia: La presenza di un notaio nel 1507 dimostra che la famiglia Falcione era pienamente inserita nell’élite colta dell’Abruzzo rinascimentale, capace di mediare tra i grandi proprietari terrieri, i monasteri e la corte aquilana.
Dove consultare l’originale
- Archivio di Montecassino — Fondo S. Spirito del Morrone, Aula II, Capsula VIII–XII
- PDF del regesto online: Pubblicazioni Archivi di Stato, LX
- Archivio di Stato dell’Aquila — per eventuali protocolli notarili superstiti del distretto aquilano, sec. XVI