Le “Piane” di Caccavone: territorio, fede e legami familiari intorno alla Madonna delle Grazie

 

 

 

 

 

 

 

La ricostruzione della storia delle famiglie di Caccavone (l’antica denominazione dell’odierna Poggio Sannita, in Molise) richiede spesso di mettere insieme fonti apparentemente lontane tra loro: catasti, atti notarili, documenti ecclesiastici, tradizioni locali e toponomastica.
Uno dei luoghi che più attirano l’attenzione nella ricerca sulla famiglia Falcione è la zona indicata nel Catasto Onciario del 1742 con il toponimo “PIANE”. Questo nome è particolarmente interessante perché sembra potersi mettere in relazione con l’antica denominazione dialettale locale “Chiana de la Maronna” e con l’attuale “Piane della Madonna”, la contrada nella quale sorge la storica Chiesa della Madonna delle Grazie.
Se questa identificazione toponomastica verrà ulteriormente confermata attraverso documenti catastali, notarili o ecclesiastici, avremo individuato uno dei luoghi più importanti per comprendere la presenza e il radicamento dei Falcione nella Caccavone del Settecento.

Le Piane nel Catasto Onciario del 1742
Il Catasto Onciario di Caccavone del 1742 rappresenta una fotografia straordinariamente preziosa della comunità locale nella prima metà del XVIII secolo. Il documento distingue chiaramente diverse sezioni dell’antico insediamento urbano e del territorio, tra cui:

* Castello
* Torrone
* San Rocco
* Piazza
* Porta Maddalena
* Conicella
* Piane

La presenza di numerose famiglie nelle PIANE dimostra che il toponimo identificava una zona stabilmente frequentata e abitata, e non soltanto un generico appezzamento agricolo o una campagna isolata. Tra le famiglie censite in questa zona troviamo diversi nuclei che appartenevano al tessuto sociale profondo di Caccavone nel 1742. Ed è proprio qui che compare un dato di fondamentale valore per la genealogia della famiglia.

I Falcione delle Piane e la Distribuzione sul Territorio
Nel Catasto Onciario del 1742 sono documentati diversi nuclei della famiglia Falcione, distribuiti in differenti zone del paese. Questa mappatura ci mostra una famiglia già numericamente importante nel territorio e articolata in più nuclei abitativi:

* Antonio Falcione (PIANE, particella 19): La sua abitazione risulta confinante con la particella 302 e con la proprietà di Cosmo Moavro. Antonio è il capostipite della linea genealogica che conduce a Giuseppe Nicolò Falcione, nato nel 1736. La sua unione con Paolina Moavro suggella un legame familiare e di vicinato strettissimo, nato proprio in questo specifico fazzoletto di terra.
* Giacinto Falcione (PIANE, particella 157): Risulta abitare nella stessa zona, con confinanze indicate con le particelle 253 e 15. La contemporanea presenza di Antonio e Giacinto nella medesima area è un indizio geografico formidabile: pur non significando automaticamente un rapporto di fratellanza o filiazione, rappresenta una pista cruciale da seguire attraverso futuri riscontri notarili e parrocchiali per definire le diramazioni dello stesso ramo familiare.
* Lonardo Falcione (CASTELLO, particella 197): Un altro nucleo della famiglia, stabilito invece nella zona fortificata del paese.
* Salvatore Falcione (TORRONE, particella 271): Censito nel quartiere storico del Torrone.

 Il Profilo Architettonico e la Storia del Santuario
Dal punto di vista linguistico e toponomastico, l’ipotesi della corrispondenza fra la Chiana de la Maronna dialettale, le Piane del catasto e l’attuale contrada Piane della Madonna è solidissima, sebbene in genealogia si preferisca considerarla una forte ipotesi da verificare documentalmente tramite una mappa storica o una visita pastorale.
La Chiesa della Madonna delle Grazie è una presenza antica e consolidata nel territorio, ben precedente al Settecento:

* Le Origini e il restauro del 1615: Secondo la tradizione storica locale, la chiesa fu edificata fuori dal nucleo fortificato per iniziativa del feudatario Giovanni De Raho. Nel 1615 è documentato un importante intervento di restauro promosso da Giovanni Simiele, a testimonianza di come l’edificio fosse già un punto di riferimento secolare per i pastori e i lavoratori della zona prima ancora del censimento del 1742.
* L’intervento del 1689: Verso la fine del Seicento, l’autorità ecclesiastica impose una temporanea sospensione dell’accesso alla chiesa per consentire urgenti lavori strutturali che ne modificarono l’assetto. Gli interventi riguardarono il rifacimento del tetto, degli altari, delle pareti e del pavimento.
* L’Università di Caccavone (1691): Nel 1691 la chiesa venne posta sotto la titolarità dell’Università di Caccavone (l’antica amministrazione civica). Questo passaggio istituzionale aprì la gestione del tempio alla comunità, coinvolgendo direttamente amministratori, benefattori, manutentori e famiglie confinanti, i cui nomi potrebbero emergere nei documenti contabili dell’epoca.
* Linee Architettoniche: La struttura si presenta come un tipico esempio di architettura religiosa extraurbana molisana in pietra calcarea locale. La facciata, sobria e simmetrica, è caratterizzata da un portale in pietra scolpita sormontato da un oculo centrale. Lo spazio interno è raccolto e a navata unica, progettato per convogliare la devozione verso l’altare maggiore e per ottimizzare la resistenza ai movimenti sismici tipici dell’Appennino.


 

 

 

 

 

Riti, Tradizioni e la Croce Stazionaria
La vita quotidiana e religiosa dei residenti delle Piane era regolata da rituali profondi legati alla protezione mariana e ai cicli della terra:

* La Croce Stazionaria: Uscendo da Poggio Sannita, nella scarpata adiacente al piazzale della chiesa, è tuttora visibile una storica croce stazionaria in pietra. Questo monumento antropologico fungeva da “stazione” rituale per le processioni rogatorie (volte a invocare la protezione sui raccolti) e da confine sacro in cui contadini e pastori si fermavano in preghiera prima di rientrare in paese.
* Le Festività del 25 Marzo e del 2 Luglio: Erano i momenti centrali in cui il quartiere delle Piane si animava, trasformando il piazzale della chiesa nel cuore pulsante dell’intera comunità di Caccavone.
* La Statua della Vergine: Censita nel Catalogo Nazionale dei Beni Culturali, l’attuale statua venerata nel santuario è frutto di una fattura più recente rispetto alle origini seicentesche della devozione, essendo databile dagli esperti fino agli inizi dell’Ottocento, segno di probabili sostituzioni o pesanti restauri post-sismici.

Il Terremoto del 1720
La storia delle Piane subì una svolta radicale dopo il violento terremoto del 1720, che colpì duramente Caccavone e danneggiò gravemente la chiesa matrice di Santa Vittoria, il principale edificio religioso del paese.
Durante il periodo della ricostruzione, la Chiesa della Madonna delle Grazie assunse temporaneamente il ruolo di sede parrocchiale principale. Per circa un decennio, la vita spirituale della comunità si trasferì interamente alle Piane: i battesimi, i matrimoni e i funerali dell’intera popolazione vennero celebrati qui.
Per i genealogisti, questa traslazione rende la finestra documentaria degli anni 1720–1730 una vera e propria miniera d’oro. Gli atti parrocchiali redatti in questo frangente – inclusi i documenti relativi ad Antonio Falcione, a Paolina Moavro e alla nascita dei loro figli – conservano la chiave per decifrare i legami familiari originatisi all’ombra di questo storico santuario.

Le Visite Pastorali
Il prossimo passo per trasformare queste solide ipotesi geografiche in certezze storiche consiste nell’esplorazione approfondita della documentazione ecclesiastica ed extra-parrocchiale. I due obiettivi principali sono:

1. Le Visite Pastorali della Diocesi di Trivento: In particolare i registri delle visite compiute tra il 1680 e il 1700 (con focus sugli anni critici 1689, 1690 e 1691), che contengono inventari minuziosi di beni, terreni, donazioni e l’elenco dei proprietari confinanti con la chiesa.
2. La ricerca cartografica e notarile: L’identificazione fisica e catastale delle particelle 19 e 157 delle Piane sulla cartografia storica, per mappare l’esatta posizione delle case di Antonio e Giacinto Falcione e confermare la sovrapposizione con i confini originari della Madonna delle Grazie.

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